Storia

I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono al IX-X secolo a.C. Successivamente, tutta l’area costiera del golfo fu parte integrante della regione popolata dagli antichi Aurunci, stanziati tra il fiume Liri, il Volturno e la zona del vulcano di Roccamonfina. Solo nel 345 a.C. il territorio di Gaeta finì sotto l’influenza di Roma.

Il Latium secondo l’Historical Atlas

Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, frequentato da imperatori, ricchi patrizi, consoli e famosi senatori dell’epoca. A favorire la loro venuta fu anche la costruzione di una nuova strada romana, la Via Flacca, più breve rispetto all’Appia. Il territorio gaetano, al confine tra Lazio e Campania, era situato in epoca preimperiale all’interno di quell’area geografica denominata Latium adjectum (Latium Novum). Tale nome era riferito ai territori “aggiunti” al Latium vetus (Latium antiquum) in seguito alle prime conquiste di Roma verso Sud, con la conseguente scomparsa di altri popoli preromani (Volsci, Equi, Ernici e Ausoni-Aurunci). Ormai già con Augusto e la sua riforma amministrativa, i territori di Gaeta ricadevano nella regione unica formata dal Latium vetus e dal Latium adjectum che i romani chiamavano con il nome Latium. Il Latium terminava perlopiù lungo l’attuale confine con la Campania delineato dal fiume Liri-Garigliano, risultando amministrativamente unito alla stessa Campania attraverso la “Regio I Latium et Campania”, una delle undici regioni dell’Italia augustea.

Del periodo romano restano visibili molte vestigia, alcune delle quali sulla sommità di Monte Orlando, come il Mausoleo di Lucio Munazio Planco, console romano, prefetto dell’Urbe, generale sia di Giulio Cesare (attraversò con lui il fiume Rubicone, fu al suo fianco nelle campagne galliche) che di Marco Antonio e Ottaviano detto Augusto.

 

Localizzazione e antichi stemmi delle repubbliche marinare

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato da continui saccheggi prima da parte delle popolazioni barbariche e in seguito dai Saraceni. Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola naturale, facilmente difendibile, Gaeta si trasformò gradualmente in un castrum: la città fu fortificata con cinte murarie e sulla zona alta dell’antico borgo medioevale sorse il castello a difesa dell’abitato; allo stesso tempo le popolazioni delle zone limitrofe si trasferirono all’interno delle mura per trovare ospitalità, rifugio e protezione.

Le prime notizie del castello risalgono al VI secolo nella guerra contro i Goti, nel X secolo se ne fa cenno all’interno delle carte del Codex diplomaticus cajetanus, ma notizie certe della sua esistenza si hanno solo nel XII secolo.

La prima importante documentazione sull’esistenza di una flotta gaetana risale all’anno 812, allorquando il patrizio bizantino Gregorio, governatore della Sicilia, incalzato dalla minaccia Araba, fu costretto a chiedere aiuto al duca di Napoli e agli altri ducati campani. Alle sollecitazioni di Gregorio risposero Gaeta e Amalfi che, con le loro navi (unite a quelle di Costantinopoli), sconfissero la flotta araba al largo di Lampedusa nel corso della storica battaglia di Lampedusa.

Già nel IX secolo Gaeta si rese autonoma dall’autorità imperiale bizantina e nell’anno 839 la carica di Ipato venne assunta da Costantino I, figlio del conte Anatolio (capostipite della famiglia Caetani) e di fatto primo sovrano di Gaeta riconosciuto. Il Ducato di Gaeta conquistò gradualmente la sua indipendenza e restò in vita per oltre due secoli, nel corso dei quali Gaeta ebbe una propria solidità militare, un’autonomia politica, un’autonomia giurisdizionale, dei propri istituti giuridici civici, una propria moneta (il “follaro”) e un considerevole sviluppo economico attraverso i traffici commerciali marittimi.

La Campania con il territorio del Ducato di Gaeta intorno all’anno 1000

Nel periodo che va dall’839 al 1140 Gaeta può essere considerata a pieno titolo anche una Repubblica Marinara. I gaetani difesero le loro libertà e l’indipendenza del ducato attuando una saggia e talvolta spregiudicata azione politica e militare. Risultarono in tal senso rilevanti le alleanze stipulate con i principali Stati autonomi del meridione d’Italia per combattere le continue scorrerie saracene, ma anche i patti stipulati con gli stessi musulmani per la difesa del ducato dalle mire espansionistiche del papato. Particolarmente significativa l’alleanza che portò alla costituzione della Lega Campana, di cui si fece principale promotore Papa Leone IV per la difesa di Roma. Nell’estate dell’849 la Lega Campana fu protagonista della Battaglia di Ostia, immortalata con un celebre affresco da Raffaello nelle stanze vaticane (Raffaello Battaglia di Ostia). Una flotta costituita dalle navi delle repubbliche di Amalfi, Gaeta, Napoli e Sorrento, sotto la guida del console Cesario di Napoli, sbaragliò i saraceni che si apprestavano a sbarcare presso Ostia con l’intento di operare l’invasione e la distruzione di Roma. Successivamente, nel 915, il duca di Gaeta Giovanni I contribuì alla costituzione della Lega Cristiana che sconfisse i saraceni nella battaglia del Garigliano, altro importante episodio bellico, la cui conclusione fu determinante per eliminare in modo definitivo la presenza araba nel Centro Italia.

 

La Battaglia di Ostia nell’affresco di Raffaello Sanzio (Stanze Vaticane)

Il ducato di Gaeta restò pienamente indipendente fino all’inizio del XII secolo, quando il duca Riccardo III fu deposto dal Principe di Capua, dopo l’invasione della città del 1140, ad opera di Ruggiero II di Sicilia della dinastia degli Altavilla. Quest’ultimo fu comunque assai benevolo nei confronti di Gaeta lasciandole numerosi privilegi, a partire da una moneta propria e da una significativa autonomia politica, tanto da permetterle di preservare, al pari di Amalfi, l’antico e glorioso carattere di repubblica marinara. Con Ruggero II nacque quello che per i successivi sette secoli sarà, tranne il periodo del vicereame spagnolo (1504-1707) e della dominazione austriaca (1707-1734), un regno unitario, indipendente e sovrano, l’unico in tutta Europa a conservare integralmente per così lungo tempo i suoi limiti territoriali, con Gaeta a fungere in più occasioni da capitale “de facto” e strategica città di confine con lo Stato della Chiesa.

Durante il governo della dinastia di origine Sveva, Gaeta vide particolarmente rafforzata la sua funzione di “chiave di accesso” al regno. Federico II di Svevia venne in diverse occasioni a Gaeta e, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, creò delle fortificazioni per difendere meglio i confini: nel 1223 fece costruire quelle per il castello di Gaeta (che quindi era già esistente all’epoca).

L’Italia nel 1494, alla vigilia della campagna militare di Carlo VIII. La cartina mostra i vari Stati in cui era divisa la penisola.

Durante il governo delle dinastie di origine Angioina e Angioina-Durazzesca (1266-1442) la città continuò a ricoprire un ruolo rilevante nello scenario politico e militare del regno. Dal 1378 fu per qualche anno la residenza dell’antipapa Clemente VII, alleato della Regina Giovanna I. Dal 1387 vi si stabilì, temporaneamente in esilio, l’erede al trono Ladislao dei d’Angiò-Durazzo, che celebrò in città, il 21 settembre 1389, le sue nozze con Costanza di Chiaramonte, figlia del Conte di Modica e Vicario del Regno di Sicilia, Manfredi III Chiaramonte. Salito successivamente al trono, Re Ladislao fu particolarmente riconoscente nei confronti di Gaeta concedendole ulteriori e importanti privilegi tesi a rafforzare la sua autonomia. Anche la futura Regina Giovanna II, sorella di Ladislao, soggiornò per molto tempo a Gaeta, dove scelse di farsi incoronare nel 1419.

Dal 1435 Alfonso V d’Aragona fece di Gaeta la base per la conquista del trono di Napoli a discapito di Renato, ultimo sovrano della dinastia Angioina a regnare nel Meridione d’Italia, sconfitto definitivamente nel 1442. Fu con l’arrivo della dinastia Aragonese che alcuni influenti personaggi locali, passati in disgrazia, vennero costretti ad abbandonare Gaeta, tra cui Giovanni Caboto, che si rifugiò a Venezia nel 1461, prendendone la cittadinanza 15 anni dopo. Durante questo periodo la città fu munita di un nuovo castello, il cosiddetto “Alfonsino”, adibito a reggia, mentre il vecchio (chiamato “Angioino”) fu ampliato e unito al nuovo. Per tutta la seconda metà del secolo XV la città fu governata dalla dinastia aragonese; fra le varie importanti personalità succedutesi al governo della piazzaforte spicca nel 1501 il Barone Diomede de Gemmis di Castel Foce, cognato del futuro governatore di Milano Andrea Caiano e membro di un casato derivante da un’antica famiglia patrizia romana trapiantata nel Regno di Napoli.

I sovrani aragonesi, al pari dei predecessori, capirono quanto fosse strategicamente rilevante il possesso di Gaeta per la difesa del regno, per cui vollero ulteriormente fortificarla con l’aggiunta di due nuove cinte murarie (oggi scomparse). Gaeta subì ben quattordici assedi che coincisero con importanti e spesso cruciali avvenimenti storici, a partire dalla sconfitta del Ducato di Gaeta (con annessione al Regno di Sicilia) fino all’ultimo assedio, decisivo per i destini del Regno delle Due Sicilie, quello tenuto nel 1860-’61 dalle truppe del generale Enrico Cialdini (che sarà poi nominato duca di Gaeta) e dopo il quale si ebbe la proclamazione del Regno d’Italia.

Storia moderna

Lo Stendardo di Lepanto

Con la dominazione spagnola, iniziata nel 1504, lo Stato unitario del Sud Italia, nato nel 1140 in seguito alle conquiste di re Ruggero II, perse per la prima volta la sua indipendenza divenendo un vicereame, ciononostante il ruolo di “piazzaforte” di Gaeta fu ancor più accentuato e la città fu dotata su ordine di Carlo V di nuovissime fortificazioni bastionate, alle pendici del Monte Orlando, aggiornate contro le ultime e più potenti armi da fuoco.

Nel 1571 si radunò nel porto di Gaeta la flotta pontificia che, al comando dell’ammiraglio Marcantonio Colonna, salpò il 24 giugno 1571 per unirsi al resto della flotta cristiana, comandata da don Giovanni d’Austria, per combattere i saraceni. Il comandante della flotta pontificia aveva ricevuto il 20 giugno 1571 dal Papa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia pontificia.

L’ammiraglio Colonna, nella Cattedrale di Gaeta, davanti alle reliquie di Sant’Erasmo di Antiochia, protettore dei marinai e veneratissimo patrono della città, fece voto che se avesse vinto avrebbe donato lo Stendardo di Lepanto alla stessa Cattedrale e lo avrebbe posto ai piedi del santo. La battaglia navale tra la flotta della “Lega Santa” e la flotta dell’Impero ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu vinta dalle forze cristiane. Al suo ritorno in Gaeta Marcantonio Colonna mantenne fede al giuramento fatto e oggi lo stendardo è esposto nel museo diocesano.

Mappa del 1764 con la poderosa cinta muraria bastionata della fortezza di Gaeta (Joseph Roux)

Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore del ramo napoletano della dinastia dei Borbone. Con Carlo III il Regno di Napoli riconquistò dopo 230 anni la sua indipendenza tornando ad essere lo Stato-Nazione più esteso e importante della penisola.

Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta, ospite di re Ferdinando II di Borbone, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana ad opera di Giuseppe Mazzini, e vi rimase fino al 4 settembre 1849, periodo durante il quale Gaeta fu sede istituzionale e capitale “de facto” dello Stato della Chiesa, rappresentando il massimo centro di riferimento politico-religioso di tutto il mondo della cristianità. E fu proprio durante questo soggiorno che papa Pio IX, secondo la tradizione illuminato dallo Spirito Santo durante le sue preghiere presso la Cappella d’Oro, decise di scrivere l’enciclica Ubi Primum con cui interrogava l’Episcopato cattolico sulla opportunità di proclamare il Dogma dell’Immacolata Concezione, cosa che avvenne al suo ritorno a Roma.

La bandiera tricolore del Regno delle Due Sicilie, adottata da Re Francesco II il 25 giugno 1860 ed esposta sui bastioni della fortezza di Gaeta fino al 13 febbraio 1861

Il 13 febbraio 1861 Francesco II di Borbone si arrese a Gaeta, ultimo baluardo del suo regno, capitolando, dopo 102 giorni di bombardamenti, all’assedio delle truppe sabaude del generale Enrico Cialdini (assedio di Gaeta 1860-1861): cessò così di esistere il Regno delle Due Sicilie.

Il Borgo di Gaeta, frazione di Gaeta fuori le mura, con Regio Decreto del 15 marzo 1897, diventò comune autonomo sotto la spinta decisiva di una sua ristretta ma influente cerchia di esponenti liberali. Prese il nome di “Comune di Elena” in onore dell’allora principessa Elena, futura regina d’Italia. Trenta anni dopo, esattamente con Regio Decreto del 17 febbraio 1927, i Comuni di Gaeta e di Elena vennero nuovamente uniti sotto il nome Gaeta. Il Borgo si identifico’ quindi come rione Porto Salvo, mentre la parte della città fortificata come rione Sant’Erasmo.

La provincia campana di Terra di Lavoro con i confini dei suoi cinque distretti (dal 1860 circondari) e i relativi capoluoghi (in rosso)

Sempre nel corso del 1927, precisamente il 6 febbraio, Gaeta perse l’antica e famosa qualifica di piazzaforte per diventare un’importante base della Marina Militare italiana, più in particolare il suo porto andò a costituire la principale base navale del Mar Tirreno insieme al porto della Spezia.

La città di Gaeta era parte importante dell’antica provincia di Terra di Lavoro del Regno di Napoli (avente per capoluogo Capua sino al 1818 e poi Caserta) e poi Regno delle Due Sicilie, rappresentandone uno dei cinque capoluoghi di distretto fino al 1860. All’interno del Regno d’Italia la provincia fu mantenuta con lo stesso nome e il medesimo capoluogo e fu suddivisa, in base alla legge Rattazzi, in circondari. Gaeta fu capoluogo di circondario fino al 1927 (insieme a Caserta, Sora, Nola e Piedimonte d’Alife). Quando il regime fascista nel 1927 riorganizzò gli ambiti amministrativi territoriali italiani, volendo quel regime abolire i circondari e sopprimere la provincia di Terra di Lavoro, incorporò Gaeta nella provincia di Roma, dopodiché, nel 1934, nella neo-istituita provincia di Littoria, oggi provincia di Latina. Dal 1970, con l’istituzione delle regioni a statuto ordinario, Gaeta fa dunque parte del Lazio.

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