Edifici religiosi

Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano

Esterno della cattedrale e campanile

La cattedrale di Gaeta venne edificata nell’XI secolo su di una preesistente chiesa dedicata a Santa Maria del Parco del VII secolo, e fu consacrata da papa Pasquale II nel 1106. Dopo il disastroso terremoto del 1231, fu ricostruita in stile gotico con una struttura a sette navate, per poi esser restaurata in stile neoclassico da Pietro Paolo Ferrara alla fine del XVIII secolo; in tale occasione, lo spazio interno venne ridotto a tre navate con cappelle laterali, tramite la realizzazione di sovrastrutture.

La facciata neogotica del 1903 si affaccia sull’angusta via del Duomo; in mattoncini con decorazioni in pietra chiara, presenta sulla sommità la statua in ghisa dell’Immacolata. Dal pronao, dove si trovano le statue dei due santi patroni Erasmo e Marciano, si accede, tramite il portale, alla navata centrale, coperta col volta a botte cassettonata e illuminata da finestre a lunetta. Lungo le due navate laterali si aprono quattro cappelle per lato contenenti altari barocchi in marmi policromi, due dei quali provengono dalla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, attualmente chiusa al culto.

Interno della cattedrale

L’abside è stata costruita alla fine del XVI secolo e rifatta a partire dal 1619 da Jacopo e Dionisio Lazzari; è sopraelevata rispetto al resto della chiesa per la presenza del sottostante succorpo di Sant’Erasmo a navata unica, ideato come custodia delle reliquie di diversi santi e riccamente decorato con pitture e marmi. In fondo all’abside rettangolare, si trova l’altare barocco in marmi policromi, anch’esso del Lazzari, sormontato dalla pala di Giovanni Filippo Criscuolo raffigurante Madonna col Bambino con San Michele Arcangelo attorniato da una corte di sei angeli (metà del XVI secolo), posta dove originariamente trovava luogo lo Stendardo di Lepanto. Nel presbiterio, è custodito il pregevole candelabro del cero pasquale, del XIII secolo, con Storie della vita di Cristo e di Sant’Erasmo.

Alle spalle della chiesa, dove si trovava l’entrata della prima chiesa, si trova il campanile; risalente al XII secolo, è opera di Nicola (o Niccolò) dell’Angelo, che operò anche nella concattedrale di Sutrie nella basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma. La possente mole, in stile romanico con influssi arabo-normanni, è costituita da tre piani con bifore, sormontati dal cupolino ottagonale. All’interno della strombatura posta alla base della torre, ci sono dei sarcofagi di epoca romana e due bassorilievi marmorei raffiguranti la storia di Giona e il pistrice. Il campanile della cattedrale di Gaeta, insieme a quello di Amalfi con cui ha notevoli analogie, rappresenta un eccellente esempio di arte medievale dell’Italia centro meridionale.

Santuario della Santissima Annunziata

Esterno del santuario della Santissima Annunziata

La chiesa della Santissima Annunziata venne costruita tra il 2 maggio 1321 e il 1352 (anno in cui venne consacrata) alle porte dell’antica città di Gaeta, lungo l’unica via d’accesso al centro abitato, come luogo di culto annesso all’omonimo stabilimento ospedaliero. Nel XVII secolo, la chiesa gotica venne radicalmente restaurata in stile barocco su progetto di tre esponenti della famiglia Lazzari: Andrea curò la realizzazione della nuova facciata, Jacopo della cappella del Santissimo Sacramento e Dionisio dell’apparato decorativo interno.

La facciata, opera di Andrea Lazzari, è sormontata dal campaniletto a vela con orologio in maioliche. Un secondo campanile, gotico, è situato nei pressi dell’abside, sul lato destro, mentre lungo la fiancata sinistra si apre l’antico portale laterale gotico, con lunetta affrescata raffigurante l’Annunciazione.

Abside e organo a canne (a sinistra) del santuario della Santissima Annunziata

L’interno del santuario è a navata unica, ed è dominato dalla tinta celeste delle pareti, con elementi decorativi in stucco in colore bianco. Lungo la navata, che è coperta dalle volte a crociera gotiche originarie, vi sono due altari marmorei, ciascuno dei quali è sormontato da una pala di Luca Giordano: a sinistra l’Adorazione dei Pastori, a destra Gesù crocifisso. L’aula termina con l’abside rettangolare, all’interno della quale si trova il pregevole coro ligneo di Colangelo Vinaccia; la parete di fondo è interamente occupata dal polittico di Andrea Sabatini da Salerno, risalente al 1521. L’altare maggiore e la balaustra del presbiterio in marmi policromi, nonché le cantorie in finto marmo, la cassa dell’antico organo a canne, posto sulla cantoria di sinistra, restaurato e riposto dopo circa 70 anni di mancanza dopo l’accurato restauro operato dal maestro Alessandro Girotto, che ha ricostruito pure la cassa del lato destro e il Crocifisso, sono opera di Dionisio Lazzari. L’organo a canne venne costruito da Giuseppe de Martino alla fine del XVII secolo e venne probabilmente suonato anche da Alessandro Scarlatti.

Interno della “Cappella d’Oro”

Alle spalle del santuario, con portale su via dell’Annunziata, vi è la Cappella dell’Immacolata Concezione o “Cappella d’Oro”, detta così perché ha la volta a botte costituita da cassettoni di legno intagliati e dorati, che ha alle pareti 19 tele raffiguranti scene della vita di Gesù e della Madonna, opere di Criscuolo, lo stesso che ha fatto i santi del polittico fondale insieme a Scipione Pulzone che si è occupato dell’Immacolata, che si trova al centro di esso. Dal 25 marzo 2009, la chiesa della Santissima Annunziata è stata elevata a santuario gemellato con il santuario di Nostra Signora di Lourdes, perché il Dogma cattolico dell’Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, era stato meditato dal papa nella sua permanenza forzata in Gaeta durante le ore passate in meditazione a pregare davanti al quadro della Madonna presente all’interno della “Cappella d’Oro”. Anche papa Giovanni Paolo II il 25 giugno 1989 in occasione della visita alla città di Gaeta volle pregare nella Grotta d’Oro.

Ad oggi, insieme alla Chiesa di Santa Maria della Sorresca, rientra nei beni dell’IPAB “Stabilimento della SS. Annunziata ed annessi”. All’interno dell’IPAB è ospitato l’archivio storico che conserva importanti documenti che fotografano l’attività assistenziale svolta dalla SS. Annunziata nei 700 anni della sua esistenza, come pure documenti diplomatici, atti amministrativi e testamenti, tra cui gli Statuta Privilegia et Consuetudinis Civitatis Caietae (XVI sec.).

Tempio di San Francesco

Veduta esterna del tempio di San Francesco

In luogo dell’attuale chiesa dedicata a san Francesco d’Assisi, lo stesso santo dedicatario fondò, nel 1222, una chiesa, presso dove dimorava durante la sua permanenza a Gaeta. Questa venne ricostruita in stile gotico per volere di Carlo II d’Angiò, con struttura di carattere monumentale, nel XIV secolo e, nel XIX secolo, Ferdinando II delle Due Sicilie affidò a Giacomo Guarinelli un radicale restauro dell’edificio, durante il quale vennero sovrapposte alla struttura trecentesca decorazioni neogotiche.

Il sagrato è preceduto da una grande scalinata, al centro della quale si trova la statua della Religione con in mano la croce, opera di Luigi Persico. La slanciata facciata neogotica ha un bel portale strombato ed un grande rosone; è decorato dalle sculture marmoree raffiguranti i due sovrani che vollero la costruzione e la ricostruzione della chiesa e del santo dedicatario. L’interno a tre navate, dominato dal colore giallo dei muri, è illuminato da grandi finestre con vetrate policrome. Nell’abside poligonale, dominata dalla statua del Redentore, si trova l’altar maggiore in stile neogotico, realizzato in stucco dipinto a finto marmo; in fondo a ciascuna delle due navate laterali, vi è un altare in marmi policromi.

 

Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo

Situata nell’omonimo quartiere, originariamente abitato prevalentemente da pescatori, è anche detta degli Scalzi poiché era anticamente tenuta dai frati agostiniani scalzi.

La chiesa venne costruita su progetto di Dionisio Lazzari nel XVII secolo ed è in stile barocco. Il suo interno, dominato dal colore celeste delle pareti, è a navata unica con cappelle laterali; alle spalle del pregevole altare maggiore in marmi policromi, all’interno di una nicchia con elaborata cornice marmorea, vi è la venerata statua processionale della Madonna di Porto Salvo; annesso alla chiesa è l’oratorio detto della Congrega dei Pescatori, con pavimento in maioliche policrome, altare marmoreo e decorazione in stucco sulle pareti e sulla volta.

Sulla chiesa insiste la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, che prende il nome dalla vicina chiesa, gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e successivamente restaurata senza però ricostruire le campate distrutte.

Chiesa di San Giacomo Apostolo

La chiesa di San Giacomo Apostolo è situata lungo via dell’Indipendenza, nel quartiere di Porto Salvo. Venne costruita tra il 1517 e il 1605 in stile barocco, con unica navata con cappelle laterali, e successivamente rimaneggiata. I lavori più importanti furono quelli del 1965, quando vennero demolite la facciata e la parete di fondo dell’abside, e in stile moderno si provvedette a ricostruire il prospetto e a realizzare una nuova abside a pianta quadrangolare, quest’ultima collegata alla navata tramite quella antica.

Interno della chiesa di San Giacomo

All’interno della chiesa, è custodito l’antico altare maggiore barocco proveniente dalla ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e ivi trasferito nel XIX secolo; la sua pala, fino al 1993 al centro dell’ancona e attualmente sulla parete di destra dell’antica abside, raffigura una Sacra Conversazione ed è opera di Santillo Sannini (1695).

Santuario della Santissima Trinità

La grotta del Turco vista dall’interno

Il Santuario della Santissima Trinità, anche detto della Montagna Spaccata, è situato sulla fiancata occidentale del Monte Orlando, prospiciente Serapo.

Fu edificato nell’XI secolo, sorge su una fenditura nella roccia che giunge fin nella grotta del Turco, creatasi, secondo la leggenda, al tempo della morte di Cristo, quando si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme. Nel 1434 dall’alto dei due costoni di roccia si staccò un macigno che andò ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura, al di sopra dell’ingresso sul mare della grotta; Su di esso, nel XVI secolo, venne realizzata una cappella, raggiungibile tramite una scalinata che porta nelle viscere della montagna; lungo di essa, che percorre la stretta spaccatura di roccia, è possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta mano del Turco, la forma di una mano (le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un “miscredente” marinaio turco, che non credeva, cioè, alla storia che gli era stata raccontata sulla causa della spaccatura nella roccia, si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l’impronta della mano.

Il Santuario della Santissima Trinità

La chiesa, in stile barocco, si articola in un’unica navata con volta a botte lunettata e diverse cappelle laterali; l’abside quadrangolare ospita l’altare maggiore novecentesco, sormontato dalla tela di Raimondo Bruno Sant’Erasmo e la Madonna affidano Gaeta alla protezione della Santissima Trinità (1850 circa).

Qui pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, tra cui Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio, San Paolo della Croce, Gaspare del Bufalo e San Filippo Neri. La leggenda vuole che San Filippo Neri avesse vissuto all’interno della Montagna Spaccata dove esiste un giaciglio in pietra nota ancora oggi come “Il letto di San Filippo Neri”. Il santuario è sede dei missionari del P.I.M.E.

Chiesa della Santissima Addolorata

Chiesa e convento dell’Addolorata

La chiesa della Santissima Addolorata sorge lungo via Annunziata, sul lato opposto rispetto allo Stabilimento della Santissima Annunziata. Essa è la cappella dell’annesso convento delle Suore crocifisse adoratrici dell’Eucaristia, già delle Mantellate serve di Maria che, nel XIX secolo, vi avevano stabilito un collegio per ragazze nobili.

La chiesa, costruita nel XIV secolo e originariamente dedicata a San Gregorio Magno, venne radicalmente restaurata tra il 1853 e il 1855 in stile neogotico da Ferdinando Travaglini, che anche progettò la facciata neoclassica, con ripida rampa di scale che collega la strada alla navata, posta quest’ultima ad un livello superiore.

L’interno è costituito da un’unica navata con due campate con volta a crociera decorata con stucchi raffiguranti le Litanie lauretane; nella seconda campata si aprono a sinistra la cappella dedicata a san Filippo Benizi, con statua lignea policroma del santo, a destra una finestra con grata, dalla quale la famiglia reale seguiva le celebrazioni. Nella parete di fondo dell’abside si apre una triplice nicchia con arco a sesto acuto, all’interno della quale vi è un gruppo scultoreo con al centro la statua della Madonna Addolorata (XIX secolo).

Chiesa di Santa Maria della Sorresca

Interno della chiesa di Santa Maria della Sorresca

La chiesa di Santa Maria della Sorresca prende il nome dall’evento miracoloso in virtù del quale venne costruito l’edificio religioso: il 16 aprile 1513, infatti, un’immagine raffigurante la Madonna col Bambino posta nei pressi dei depositi di sorra (derivato della lavorazione del tonno) della famiglia Albito, operò un miracolo.

L’attuale chiesa venne costruita in forme barocche, forse su progetto di Andrea Lazzari, tra il 1617 e il 1635; venne arricchita con la realizzazione della cantoria, dell’altare maggiore e del confessionale, opere di Dionisio Lazzari e, alla fine del secolo successivo, di due altari laterali progettati da Pietro Paolo Ferrara. La chiesa, chiusa al culto nel 1966, da allora, pur non essendo mai stata sconsacrata, è sede di saltuarie manifestazioni culturali.

L’esterno è caratterizzato dalla facciata, realizzata nel 1855 (originariamente la chiesa era sprovvista di un ingresso monumentale) probabilmente su progetto di Ferdinando Travaglini, con ripida scalinata d’accesso. L’interno, in stile barocco, è ottagonale, coperto con cupola.

Chiesa di San Giovanni a Mare

La cupola di San Giovanni a Mare

La chiesa di San Giovanni a Mare è situata nei pressi della cattedrale, prospiciente il mare.

L’edificio venne edificato nel X secolo dal duca di Gaeta Giovanni IV e ricostruito in seguito al terremoto del 1213; arricchito con decorazioni barocche, queste sono state demolite nella prima metà del XX secolo. L’edificio presenta come caratteristiche la cupola in stile arabo e il pavimento leggermente inclinato per permettere il defluire delle acque del mare nei periodi di alta marea essendo stata eretta nelle vicinanze del mare, all’esterno della cinta muraria, parzialmente demolita agli inizi degli anni sessanta. L’interno è a tre navate e a croce latina; sono visibili alcuni lacerti superstiti dell’apparato decorativo a fresco dei secoli XIII e XIV, che ornava le pareti, le volte e le absidi. L’altare maggiore è stato composto nel 1928 riutilizzando come paliotto la lastra di un sarcofago romano.

Chiesa di San Domenico

Attualmente officiata solo in occasione della memoria del santo patrono (8 agosto), venne costruita nel XIV secolo insieme all’annesso convento dell’Ordine dei frati predicatori, che venne soppresso nel 1809. Gli arredi barocchi della chiesa, nel XIX secolo, vennero furono in altre chiese della diocesi e l’edificio venne privato di tutte le decorazioni barocche con dei restauri nei primi anni del XX secolo. La chiesa si presenta a due navate, una maggiore ed una più piccola, a destra. Priva di qualsivoglia decorazione, al centro dell’abside vi è il semplice altare maggiore in pietra. Annesso al luogo di culto è l’ampio edificio dell’ex convento, con chiostro quadrangolare, dominato dalla torre campanaria del XII secolo, unico elemento superstite della precedente chiesa di Santa Maria della Maina.

Altre chiese

Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria

Esterno della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria

Situata nei pressi della chiesa di San Domenico, venne costruita nel XIV secolo come chiesa annessa al monastero delle monache benedettine; venne restaurata internamente agli inizi del XVIII secolo in stile barocco da Domenico Antonio Vaccaro, mentre l’aspetto neoclassico dell’esterno risale ai lavori del 1852, condotti da Ferdinando Travaglini. L’edificio, esternamente con facciata a capanna nella quale si aprono l’unico portale e il rosone circolare, è a navata con volte a crociera, caratterizzata dalla presenza di un’ampia cantoria sopra l’ingresso; le modanature barocche in stucco delle pareti e della volta, sottolineano la sottostante struttura gotica, rimasta inalterata. A ridosso della parete di fondo, l’altare maggiore in marmi policromi.

Chiesa di Santa Maria del Suffragio

È la cappella maggiore del cimitero comunale, situato nel quartiere Serapo, alle pendici della collina della Catena. Costruita tra il 1850 e il 1854, è in un sobrio stile neoclassico, influenzato dall’architettura tardobarocca. L’edificio è inserito nel complesso di strutture che costituiscono l’ingresso monumentale del camposanto, tra cui il sacrario dei garibaldini, cripta situata al di sotto del sagrato. L’interno, dominato dall’alternanza dei colori bianco e celeste delle pareti, è a navata unica, terminante con un’abside quadrangolare coperta con volta a padiglione. Originariamente sull’altare maggiore in marmi policromi vi era una tela di pittore ignoto raffigurante la Madonna col Bambino, attualmente presso la pinacoteca del Centro Storico Culturale.

Chiesa dei Santi Carlo e Anna

Esterno della chiesa dei Santi Carlo e Anna

Situata nel quartiere Piaja, lungo la strada per Formia, venne costruita nel XVII secolo e pesantemente rimaneggiata a partire dalla metà del XX secolo, così da perdere qualsiasi riferimento (ad eccezione della struttura) alle sue caratteristiche originarie barocche. La chiesa, esternamente caratterizzata dal campaniletto a vela, internamente presenta un’unica navata coperta con volta a botte lunettata, con cappelle poco profonde senza altari, terminante con un’abside rettangolare.

Chiesa della Madonna della Catena

Situata nei pressi del tratto urbano della via Flacca, sulla sommità che domina Serapo sul lato opposto rispetto a Monte Orlando, nel luogo dove la tradizione religiosa vuole che sia comparsa la Madonna con il Bambino, con in mano una catena, simbolo del peccato da spezzare. La chiesa, costruita nel XVII secolo e ampliata nel XIX secolo e nel XX, è l’unica della città ad avere la pianta a croce greca; l’altare maggiore barocco proviene dalla chiesa di San Giovanni a Mare.

Chiesa di San Paolo Apostolo

Situata sulla piana di Montesecco, tra Serapo e il centro storico, venne costruita nel 1964 per volere dell’arcivescovo Lorenzo Gargiulo, che trova sepoltura nella chiesa. L’edificio, insieme a tutto il complesso parrocchiale, è in stile moderno e venne progettato da Antonio Petrilli e Pasquale Marabotto. La chiesa, a pianta quadrata, presenta un alto ambiente centrale circondato da un basso deambulatorio. Alla destra dell’altare, vi sono i resti dell’altare maggiore della demolita chiesa di San Biagio (rimane solo il tabernacolo, dopo che sono stati demoliti i due angeli che costituivano la base dell’altare laterale).

Chiesa di Santo Stefano Protomartire

Facciata posteriore della chiesa di Santo Stefano Protomartire

La chiesa si trova in via dei Frassini e fu costruita, insieme all’attiguo complesso parrocchiale, tra il 2009 e il 2014 su progetto di Linda De Luca, ed inaugurata il 26 dicembre dello stesso anno. Sede dell’omonima parrocchia eretta nel 1986 (che inizialmente si riuniva in locali provvisori), è costituita da un’aula rettangolare suddivisa in tre navate asimmetriche da pilatri cilindrici, delle quali la maggiore terminante con l’abside quadrangolare (che ospita il presbiterio, costituito da arredi mobili provvisori) e quella di destra con la cappella del Santissimo Sacramento. Il soffitto della navata centrale è in legno ed è a unico spiovente digradante verso l’ingresso.

Santuario di San Nilo Abate

La chiesa, situata nella zona di Serapo, venne edificata a partire dal 1965 su progetto di Riccardo Morandi, secondo un’idea del parroco don Giuseppe Viola che volle rivisitare in chiave moderna le peculiarità delle antiche chiese gaetane. Consacrata nel 1999 ed elevata a santuario nel 2014, è in stile moderno, con semplice struttura a tre navate.

Cappelle mariane rurali

Esterno della cappella della Madonna di Conca

Nella campagna circostante la città vi sono alcune cappelle dedicate alla Madonna, popolarmente chiamate “Madonnelle”; esse sono caratterizzate dall’essere inserite all’interno di un complesso architettonico costituito dal luogo di culto (di modeste dimensioni), da un arcone in muratura che passa al di sopra della strada antistante e, in alcuni casi, anche dall’annessa canonica. Esse sono quattro:

  • la cappella della Madonna del Colle, in via del Colle;
  • la cappella della Madonna di Casalarga, in via Sant’Agostino;
  • la cappella della Madonna di Conca, in via Conca;
  • la cappella della Madonna di Longato, in via Sant’Agostino.

La loro esistenza è legata alla devozione da parte dei contadini nei confronti della Vergine Maria, invocata come protettrice del lavoro nei campi e dei raccolti, che affonda le sue radici nella religione romana e nel culto della dea Cerere. Queste cappelle acquisirono un importante ruolo di centro religioso in occasione dell’assedio di Gaeta del 1860-1861 e della seconda guerra mondiale, quando la popolazione sfollata si trasferì nelle campagne.

Al di fuori dell’antico centro abitato vi erano anche altre cappelle attualmente scomparse, come Santa Maria delle Grazie all’Arcella, Santa Maria di Casaregola (citata in un documento del 1180), l’Assunta al Pizzone, la Madonnella di Serapo e Santa Maria della Treglia.

Chiese sconsacrate

Ex chiesa di Santa Lucia

La facciata della ex chiesa di Santa Lucia

La chiesa di Santa Maria in Pensulis, la più antica della città tutt’ora esistente, venne costruita nell’XI secolo ruotando di 90° l’orientamento di un edificio precedente di dimensioni più piccole, del quale inglobò la parete destra (convertita in facciata) e quella di fondo; nel XIII secolo furono edificate le volte a crociera gotiche. Durante la permanenza a Gaeta di Ladislao di Durazzore di Napoli, e di sua moglie Costanza Chiaramonte, che soggiornarono insieme alla corte nella città dal 1387 al 1399,[38]la chiesa svolse la funzione di cappella palatina.[39] La titolazione a Lucia di Siracusa si affiancò all’originaria a partire dal XV secolo per poi sostituirsi ad essa dal XVIIIin poi. Nel 1646 e nel 1755 la chiesa venne restaurata: in tali occasioni venne decorata con elementi barocchi, demoliti nel 19341937, quando venne ricondotta ad un ipotetico stile vicino, ma più scarno, a quello originario. Nel 1966 la chiesa venne chiusa al culto e sconsacrata nel 1972.[40]

L’edificio è in stile romanico e presenta una pianta basilicale con tre navate, delle quali la centrale terminante con un’abside semicircolare, senza transetto. Internamente, nelle prime due campate della navata di destra, vi sono i resti della parete di fondo e dell’abside della chiesa altomedievale, ornate con affreschi realizzati a più riprese tra l’VIIIIX secolo e il XV. Esternamente, sul fianco sinistro, lungo via Ladislao, si apre un portale laterale, con protiro.[40]

Ex chiesa di San Salvatore

Si trova in vicolo Caetani, tra la cattedrale e il palazzo De Vio. Sorse tra l’VIII e il IX secolo e fu, nel medioevo, di proprietà dell’abbazia di Montecassino; dal 1671 al 1806 venne retta dagli scolopi, i quali avevano una loro scuola nell’attiguo edificio attualmente adibito a palazzo arcivescovile. La chiesa, sconsacrata nel 1814, venne in gran parte distrutta nel bombardamento della notte da l’8 e il 9 settembre 1943 e i suoi resti sono stati convertiti in spazio espositivo all’aperto. Permangono le sei colonne di spoglio che dividevano l’ambiente in tre navate ed è ancora visibile nella sua interezza la navata laterale destra, con tracce di affreschi medioevali.[41]

Ex chiesa di San Giovanni della Porta

L’esterno della ex chiesa di San Giovanni della Porta

Situata nel centro storico, nei pressi del castello Angioino-Aragonese, venne fondata nel X secolo e ha acquisito la sua attuale conformazione nel corso dell’ampliamento medioevale dei secoli XIIIXIV. La struttura si compone di un’unica navata gotica articolata in due campate, terminante con un’abside poco profonda; le decorazioni e gli altari in stucco sono in stile barocco, mentre nella prima campata vi è un affresco quattrocentesco attribuito a Giovanni da Gaeta e raffigurante il santo titolare e un santo benedettino. L’avancorpo con cantoria risale alla fine del XIX secolo ed ha inglobato il precedente campanile a vela, non più visibile. La chiesa è priva di una facciata vera e propria e si accede al suo interno tramite due portali che si aprono lungo la fiancata sinistra, che dà su un piccolo slargo. Attualmente l’edificio è la sede locale del Consorzio universitario di economia industriale e manageriale (CUEIM).[42]

Ex chiesa di San Giuda Taddeo

Si trova lungo via Angioina, non lontano dal tempio di San Francesco. Già esistente alla fine del XV secolo e originariamente dedicata a sant’Onofrio, tra il 1855 e il 1856 fu oggetto di un radicale intervento di restauro per volere di Ferdinando II delle Due Sicilie; utilizzata dai militari nel corso dell’assedio di Gaeta del 1860, venne sconsacrata lo stesso anno e cadde in abbandono. La struttura è caratterizzata da una fastosa decorazione neogotica sia esterna, sia interna. L’ambiente, al quale è affiancata la sacrestia, è costituito da un’unica navata di tre campate, coperta col volta a crociera, nel quale si trovavano tre altari marmorei ottocenteschi, rimossi dopo la chiusura al culto; sia nella facciata, sia nella parete di fondo si apre un rosone circolare.[43]

Ex chiesa di Santa Maria del Monte

La facciata dell’ex chiesa di Santa Maria del Monte

Sorse nel XIV secolo come romitorio e si trova lungo via Aragonese, ai piedi del castello.[44] La facciata è preceduta da un piccolo slargo che costituiva l’antico sagrato, e al centro di essa si apre il portale barocco, con cornice marmorea sormontata da un timpano semicircolare spezzato; sulla destra, il campaniletto a vela ad unico fornice. La copertura è a volte a crociera estradossate. L’interno, privato delle sue decorazioni, è costituito da un’unica navata di due campate, con due cappelle per lato, terminante con un’abside.[45]

Ex chiesa di San Nicola

Si trova alla sommità della salita degli Albito, a monte della chiesa di Santa Maria della Sorresca; già presente nel X secolo, acquisì l’attuale conformazione gotica nel XIV secolo. Attualmente è adibita a giardino privato in seguito al crollo di gran parte della volta nel corso del bombardamento del settembre 1943. All’esterno è caratterizzata dalla torre campanaria, probabilmente del XIII secolo e riconvertita in abitazioni private, e dell’edicola mariana posta lungo la parete di destra e ricavata dall’antico portale laterale. L’interno presenta ancora, seppur in cattivo strato di conservazione, le decorazioni barocche del XVIIXVIII secolo in stucco e scagliola, quali cornici e altari.[46]

Ex chiesa dei Santi Martiri Irlandesi e del Beato Oliver Plunkett

L’interno dell’ex chiesa dei Santi Martiri Irlandesi e del Beato Olivier Plunkett

Venne costruita agli inizi degli anni 1930 come luogo di culto della residenza estiva del Pontificio Collegio Irlandese, nei pressi del confine con il comune di Formia; fu consacrata il 19 ottobre 1932 dall’arcivescovo di Dublino Edward Joseph Byrne. Nella seconda metà del XX secolo, l’intero complesso venne convertito in struttura ricettiva e la chiesa, sconsacrata, adibita a ristorante. L’edificio conserva intatte le sue caratteristiche originarie; esternamente presenta un portico neoclassico a tre arcate in facciata. L’interno è costituito da un’unica aula terminante con un’ampia abside poligonale, le cui pareti sono decorate da affreschi monocromi con motivi allegorici e vegetali; al centro, il ciborio marmoreo, con elementi musivi.[47]

Ex chiesa di Sant’Angelo dei Marzi

Veduta esterna dell’ex chiesa di Sant’Angelo dei Marzi

Sorge in località Pontone, lungo le sponde dell’omonimo torrente, nei pressi del confine con il comune di Itrie del viadotto della ferrovia Formia-Gaeta.[48] Documentata fin dal 1185, assunse l’attuale conformazione nel XIV secolo; era probabilmente annessa ad un cenobio, i resti di parte del quale si trovano nei pressi della chiesa. L’edificio, in avanzato stato di degrado ed in parte invaso dalla vegetazione, è costituito da un’unica navata di tre campate, coperta con volte a crociera ogivali estradossate (delle quali ne rimane soltanto una). La facciata, nella quale si apre il portale con stipiti in pietra, era preceduta da un portico.[49]L’ultima campata è separata dalle altre due mediante un tramezzo edificato in seguito al riutilizzo della struttura per scopi agricoli; all’interno di quest’ultima vi sono numerosi lacerti dell’originaria decorazione a fresco, risalenti al primo quarto del XIV secolo e riconducibili all’ambito cavalliniano. Le pitture, in avanzato stato di degrado, presentano all’interno di una partitura geometrica a due ordini sovrapposti (dei quali rimane soltanto quello inferiore) figure monumentali di Santi.[50] Secondo il Codex diplomaticus cajetanus il nome della chiesa è dovuto al fatto che fosse dedicata all’arcangelo Gabriele, la cui ricorrenza fino al Concilio Vaticano II era nel mese di marzo.[49]

Ex chiesa di Sant’Ambrogio

Si trova alle pendici del versante meridionale del monte Conca, in posizione dominante sulla piana di Arzano. Citata per la prima volta nel 1231,[51] è in stato di abbandono; presenta integra la sua struttura gotica con navata unica di tre campate coperta con volte a crociera estradossate, senza abside. All’interno vi sono tracce di affreschi e una grande macina in pietra, testimone quest’ultima della riutilizzazione a scopi agricoli della ex chiesa.[52]

Ex Monastero di Santo Spirito di Zannone

È situato nella piana di Arzano, all’interno dell’area dell’ex raffineria.[53] Fu fondato nel 1295 da monaci cistercensi[54] ed è attualmente in stato di abbandono. Il complesso, diroccato e originariamente recintato da mura, è costituito dall’edificio monastico cui è affiancata la chiesa gotica, di grandi dimensioni.

Architetture civili

Palazzo comunale

Il palazzo comunale

Il palazzo comunale sorge in piazza XIX maggio, sul versante orientale dell’istmo di Montesecco. L’edificio venne edificato in luogo di uno precedente per volere di Pasquale Corbo, sindaco di Gaeta dal 1949 al 1964, ed è caratterizzato dal paramento murario esterno in travertino e laterizio. Alla sua destra, si eleva la torre civica, a pianta quadrangolare, sormontata dalla cella campanaria all’interno della quale è installato un concerto di campane che riproduce, all’inizio di ogni ora, il carillon del Big Ben di Londra.[56]

Palazzo della Cultura

Il palazzo della Cultura è costituito dall’ex caserma Cosenz, in via dell’Annunziata, costruita nella seconda metà del XIX secolo.[57] Esso ospita la biblioteca e la pinacoteca del Centro Storico Culturale Gaeta,[58] nella quale sono esposti – tra le altre opere – alcuni frammenti architettonici di epoca romana, affreschi medievali staccati provenienti dalla ex chiesa di Santa Lucia (VescovoMadonna col Bambino e santaSanti Pietro e Giovanni Battista) e dalla chiesa di San Domenico (Sant’Orsola e le Vergini), il Polittico di Giovanni Filippo Criscuolo proveniente dallo stabilimento della Santissima Annunziata e i Santi Erasmo e Marciano che benedicono la città di Gaeta, dipinto di Sebastiano Conca (XVIII secolo).

Palazzo De Vio e Museo Diocesano

Palazzo De Vio, sede del Museo Diocesano

Sorse come residenza vescovile probabilmente contemporaneamente allo spostamento della cattedrale da Formia a Gaeta (IX secolo) e trae il suo nome dal cardinale Tommaso De Vio che fu vescovo dal 1517 al 1534 e che ristrutturò l’edificio in forme rinascimentali. Nel 1771 divenne sede del seminario e tale rimase fino agli anni 1960; cessò di essere episcopio nel 1806; nel XIX secolo fu oggetto di un’importante intervento di restauro e ampliamento verosimilmente su progetto di Federico Travaglini, con l’edificazione dell’odierna facciata principale su via Duomo.[60] La facciata settentrionale, rivolta verso vicolo Caetani e il mare, ingloba l’antica torre Georgia (alla cui base è situata la posterla del X secolo) e presenta numerose finestre di foggia medievale.[61]

Attualmente il palazzo ospita il Museo Diocesano e della Religiosità del Parco dei Monti Aurunci, aperto nel 1956 nei locali soprastanti l’atrio della cattedrale[62] e ivi trasferito agli inizi del XXI secolo. La raccolta accoglie dipinti, suppellettili liturgiche e libri corali provenienti da chiese della città e dell’arcidiocesi; fra le opere esposte, una stauroteca bizantina in oro e smalti, tre rotoli su di Exultet su pergamena del XI secolo, parte degli affreschi trecenteschi della Cappella d’Oro, il Trittico dell’Incoronazione della Vergine di Giovanni da Gaeta (1456, dalla ex chiesa di San Lucia in Gaeta), lo Stendardo di Lepanto di Girolamo Siciolante da Sermoneta (1570, già nella cattedrale) e un calice e un ostensorio donati da papa Pio IX (18489).

Stabilimento della Santissima Annunziata

La facciata dello Stabilimento della Santissima Annunziata, con il passaggio ad arco su via Annunziata

Venne fondato nel 1321 insieme all’omonima chiesa annessa come ricovero per i poveri e gli ammalati fuori dall’allora circuito murario della città.[64]L’edificio è caratterizzato dalla lunga facciata su via dell’Annunziata e dal monumentale passaggio ad arco che scavalca quest’ultima e lo collega alla dependance con giardino. All’interno si trovano due cortili quello catalano con loggiato e quello barocco; su quest’ultimo prospetta la cosiddetta cappella del conservatorio (sconsacrata), con portale marmoreo sormontato da un timpano triangolare di Andrea Lazzari, che custodiva un polittico di Giovanni Filippo Criscuolo (1536); quest’ultima opera, insieme ad altre appartenenti all’istituto come i lacerti di affreschi gotici della cappella d’Oro, alcune tele, delle suppellettili d’argento (fra le quali la Fuga in Egitto del XIV secolo) e paramenti sacri, fa parte dell’esposizione permanente allestita all’interno dello Stabilimento, nei locali dell’antico ospedale. È tuttora visibile la corsia, costituita da un unico ampio ambiente voltato con ballatoio a metà dell’altezza, sul quale si trova un altare ligneo con dipinto di Sebastiano Conca raffigurante la Morte di San Giuseppe (anni 1740).

Palazzo Arcivescovile

Sorge alle spalle della cattedrale, lungo via Docibile, prospiciente il molo Santa Maria. Venne costruito tra il 1732 e il 1739 come collegio dagli scolopi che officiavano l’adiacente chiesa di San Salvatore e, dopo la chiusura della scuola nel 1806, divenne episcopio. Nel XIX secolo fu rifatta la facciata verso il mare con la realizzazione dell’attuale loggiato su più ordini. La facciata principale, su piazza dell’Episcopio, è caratterizzata dalla presenza dell’ampio portale marmoreo, ascrivibile a Domenico Antonio Vaccaro.

Palazzo San Giacomo e Pinacoteca d’Arte Contemporanea

Il palazzo nella attuale Via de Lieto 2/4 fu costruito dalla famiglia Spina presso il castello Angioino nel XVI secolo. Ospita la Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea “Giovanni da Gaeta” che nel tempo ha allestito mostre sia su artisti locali che su artisti internazionali come Alberto BurriAlberto MagnelliHans HartungPaul JenkinsAlvaro Siza e altri.

Architetture militari

Castello Angioino-Aragonese

Il castello Angioino-Aragonese visto da Monte Orlando

Sorge nell’area più alta del quartiere medioevale, sulla sommità della collina che domina il porto. Si compone di due edifici adiacenti: il più antico è il castello Angioino (ala occidentale), risalente probabilmente al VIVII secolo e fatto fortificare da Federico II di Svevia tra il 1222 e il 1234 e ampliare da Carlo II di Napoli nel 1289;[70] sede del carcere militare dal 1862 al 1980,[71] è caratterizzato da una pianta irregolare e dalla presenza di cinque torrioni circolari dei quali, quello coperto con cupola, ospitante la cappella fatta realizzare da Ferdinando II delle Due Sicilie nel 1849. Il castello Aragonese (ala orientale) fu costruito da Carlo V d’Asburgo dopo il 1536 ed è sede delle caserme Cavour e Mazzini della Guardia di Finanza; l’edificio si sviluppa intorno ad un cortile centrale quadrangolare con esternamente quattro torrioni angolari, dei quali quello nord-occidentale (detto torre Alfonsina) più alto rispetto agli altri;[72] la facciata principale, rivolta a nord è caratterizzata da possenti contrafforti e dai resti (nella parte sommitale) del campanile a vela dell’orologio.[73]

Mura[modifica | modifica wikitesto]

La più antica cerchia muraria della città di cui si abbia testimonianza fu costruita dall’imperatore Antonino Pio alla fine del II secolo.[74] Una nuova cerchia venne realizzata probabilmente nel VI secolo includendo l’area afferente alle attuali via Ladislao e via Pio IX.[75] In seguito al rifacimento del IX secolodell’ipato Docibile I, seguiva la costa dai pressi di punta Stendardo alla chiesa di Santa Maria del Parco inglobando l’antico foro (l’odierna piazza Cavallo), e proseguiva fino all’attuale salita degli Albito, raggiungendo poi il versante meridionale del promontorio ed il castello. Un primo ampliamento lo si ebbe sotto Giovanni I intorno al 920 e sono visibili attualmente alcuni resti in via Docibile, nei pressi della confluenza in via Duomo.[76] Ulteriori lavori furono intrapresi da Federico II di Svevia, mentre Alfonso V d’Aragona fece scavare nel secondo quarto del XV secolo un profondo fossato (successivamente colmato) a ridosso del versante occidentale delle mura. Carlo V d’Asburgo fu l’autore dell’ultimo ampliamento delle mura che inglobarono l’intero attuale centro storico della città seguendo il litorale settentrionale lungo le pendici del monte Orlando, con rifacimenti sotto Carlo III di Spagna e Ferdinando II delle Due Sicilie, delle quali sono visibili ampi brani sul lungomare Caboto, nei pressi del santuario della Santissima Annunziata.[77]

Attualmente rimangono cinque porte:

  • la porta Domnica (anche detta Dorica[78]) in piazza Cavallo, delle mura di Docibile I;[79]
  • la posterola ai piedi della torre Georgia, in vicolo Caetani, delle mura di Giovanni I;[61]
  • la porta di Ferro in piazza Commestibili, delle mura di Giovanni I;
  • la porta Carlo V in lungomare Caboto nei pressi dei resti della chiesa di San Biagio, fino al 1928 unico accesso da terra alla città, è caratterizzata da un percorso obbligato a L all’interno del quale nel 1660 è stata adibita una cappella dedicata alla Madonna della Solitudine;[80]
  • la porta Carlo III, già dell’Avanzata, in lungomare Caboto nei pressi dell’intersezione con via Firenze, risale al 1737; venne ricostruita nel 1811 ed è preceduta da un ponte in muratura.[81]

Gran Guardia

La facciata della Gran Guardia

La Gran Guardia è situata tra piazzale Caboto e piazza Traniello; venne costruita nel 1768 su progetto di Pietro Paolo Ferrara in stile neoclassico come sede del comando della guarnigione di Gaeta e successivamente adibita a circolo ufficiali per poi cadere in disuso.[82] La facciata principale è caratterizzata dalla presenza di un lungo portico sormontato da una meridiana del 1792.[83]

Scuola nautica della Guardia di Finanza


La Scuola nautica della Guardia di Finanza venne trasferita a Gaeta nel 1948 ed è preposta alla formazione degli allievi sottufficiali. Ha due sedi, entrambe nel centro storico della città: la caserma Cavour (che ingloba anche la caserma Mazzini, sede della Compagnia Allievi Finanzieri mare) all’interno del castello Aragonese, e la caserma Bausan sul promontorio di punta Stendardo.

Ville comunali

Il monumento ai caduti di Villa Traniello

La villa comunale, intitolata al generale Vincenzo Traniello che la volle nel 1919, si trova nell’omonima piazza del quartiere medievale. Al centro dell’area verde vi è il Monumento ai Caduti, costituito da un piedistallo marmoreo circondato da quattro bombarde e da una statua bronzea della Vittoria alata(quest’ultima risale al 1950, è opera di Guido Galletti e sostituisce quella originaria di Aurelio Mistruzzi, fusa nel 1938).

Una seconda villa comunale, Villa delle Sirene, si trova nel quartiere Porto Salvo, in lungomare Caboto. Venne aperta nel 1924 in luogo di una piccola darsena detta Mandracchio ed ospita anch’essa un Monumento ai Caduti, realizzato su disegno di Torquato Ciacchi e costituito da un cippo frontonato in travertino.

Via dell’Indipendenza

È lo storico asse viario del quartiere Porto Salvo, antica strada di accesso alla città che si sviluppa lungo la direttrice nordsud parallela alla costa, dalla contrada Spiaggia (dove, a partire dalla contrada Calegna, fu demolita per l’apertura del lungomare Caboto, e sopravvive nel tratto più settentrionale con il nome di via San Giacomo) all’istmo di Montesecco. Via dell’Indipendenza è collegata alla chiesa di Santa Maria di Porto Salvo dalla salita degli Scalzi, monumentale ex voto per la scampata pestilenza del 1656; nel tratto che va dall’estremità meridionale a detta salita, è caratterizzata da un alto numero di attività commerciali.

Lungomare Giovanni Caboto[modifica | modifica wikitesto]

Il lungomare Giovanni Caboto nei pressi della porta Carlo V

È il principale asse viario costiero della città, che va dal confine con il comune di Formia (dove diventa viale dell’Unità d’Italia) fino a piazzale Giovanni Caboto, nel quartiere medioevale, attraversando (da nord a sud) le località Arcella, Conca, Arzano e, nel quartiere di Porto Salvo le contrade Spiaggia, Calegna, Mare all’Arco e Montesecco. Fu costruito tra il 1956 e il 1962 inglobando corso Attico (realizzato nel 1852 da Ferdinando II delle Due Sicilie[90]) e, al di fuori del centro abitato di Gaeta, il percorso della strada statale 213 Via Flacca.[91] Nei pressi del santuario della Santissima Annunziata vi è il Monumento a Giovanni Caboto (1990),[92] mentre davanti alla porta Carlo V si trova il Monumento nazionale al sommergibilista (2017).[93]

Viadotto di Pontone[modifica | modifica wikitesto]

Il viadotto di Pontone, comunemente chiamato Venticinque ponti, prende il nome dal torrente che scavalca nei pressi del confine con il comune di Itri e fa parte della ferrovia Formia-Gaeta; venne edificato in pietra nel 189091 e, distrutto dalle truppe tedesche in ritirata nel 1944 ad eccezione delle prime tre arcate lato Formia, ricostruito in muratura nel 195254. La struttura si compone di venticinque arcate, ha una lunghezza di 359 metri ed un’altezza massima di 23.[94]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Mausoleo di Lucio Munazio Planco[modifica | modifica wikitesto]

Il mausoleo di Lucio Munazio Planco

Il mausoleo di Lucio Munazio Planco, edificato nel 22 a.C., è in blocchi di pietra ed è situato sulla sommità del Monte Orlando. Al suo interno un corridoio circolare conduce alle quattro camere mortuarie.[95]

Mausoleo di Lucio Sempronio Atratino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Mausoleo di Lucio Sempronio Atratino.

Il mausoleo di Lucio Sempronio Atratino, posto sulla vetta dell’omonimo colle nella parte alta del quartiere Porto Salvo, è privo del rivestimento esterno in conci lapidei, utilizzati per costruire il basamento del campanile della cattedrale e la scalinata degli Scalzi.[96]

Sepolcreto marittimo[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto sepolcreto marittimo sorge nell’attuale zona di Calegna ed è databile intorno al III secolo d.C., sebbene sia stato identificato anche come tomba di Cicerone o di Scipione l’Africano.[97] La facciata dell’edificio presenta un paramento murario costituito da grandi blocchi squadrati di pietra, con alto stilobate; internamente si articola in due ambienti: il corridoio rettangolare d’ingresso e l’ipogeo seminterrato a pianta a croce greca (sul quale insiste al primo piano un altro ambiente voltato a crociera).[98]

Villa di Lucio Marcio Filippo[modifica | modifica wikitesto]

Presso il confine con il comune di Formia, in località Arcella, si trovano i resti della monumentale villa di Lucio Marcio Filippo, console nel 56 a.C. e patrigno di Ottaviano Augusto. Nel 19071912 vennero inglobati all’interno della villa neoclassica del conte Stenbock-Fermor, poi convertita in struttura ricettiva.[99] Fra i resti vi sono il lungo criptoportico, sul quale si apre una serie di cameroni intercomunicanti fra di loro, ed alcune esedre che si aprivano nell’antico muro di recinzione della villa.[100]

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